Conoscete i Pesci Chirurgo? Ecco gli Acanturidi

Gli Acanturidi, conosciuti volgarmente come pesci chirurgo e rappresentano una delle famiglie di pesci più diffusa in acquario. Il nome di questa famiglia deriva da una ben precisa particolarità morfologica che consiste in una coppia di spine, o in alcuni casi di prominenze aculeiformi,  presenti alla radice della pinna caudale. Queste vengono utilizzate sia come difesa che per attaccare altri pesci e sono in grado di infliggere profonde ferite.

La famiglia Acanthuridae appartiene al sottordine Acanthuroidei dell’ordine Perciformes ed è a sua volta divisa in 6 generi:

  1. Acanthurus
  2. Paracanthurus
  3. Zebrasoma
  4. Naso
  5. Ctaenochaetus
  6. Prionurus

I primi 4 comprendono al loro interno i pesci chirurgo veri e propri, ovvero quelli muniti di aculeo mobile; gli ultimi 2 sono invece caratterizzati da specie dotate di aculei o spine immobili.

Un elemento che sicuramente accomuna tutte le specie di questa famiglia è l’essere prevalentemente alghivori, anche se possono nutrirsi anche di piccoli organismi bentonici. Esistono inoltre alcune specie che possono essere prevalentemente planctivore.

A causa del basso valore nutritivo delle alghe questi pesci necessitano di mangiare pressoché in continuazione e perciò passano la maggior parte del giorno a brucare a ridosso della barriera corallina, ed in particolare nella parte più superficiale di questa, dove le condizioni di illuminazione sono migliori. Alcune specie, di dimensioni maggiori, non disdegnano però nuotare in acque più profonde anche per lunghi tratti.

La maggior parte delle specie vivono in branchi numerosissimi, in cui si consumano innumerevoli scaramucce di natura perlopiù intimidatoria: quando due esemplari entrano in stretto contatto, tendono infatti ad abbozzare degli attacchi, senza però mai toccarsi. Le specie che presentano un comportamento più solitario sono generalmente di dimensioni maggiori, ad esempio gli appartenenti al genere Naso.

Comportamento in acquario:

Per la maggior parte degli Acanturidi risulta impossibile ricreare branchi in spazi ristretti come quelli degli acquari, dove infatti i singoli esemplari tendono a diventare particolarmente territoriali. Infatti se in natura risultano essere pesci pacifici, in acquario, data la loro spiccata territorialità e la possibilità di utilizzare l’aculeo come arma, possono essere molto pericolosi per gli altri inquilini della vasca soprattutto se simili a loro per forme e colori. Bisogna quindi essere molto attenti nella selezione degli altri pesci da introdurre nell’acquario acquario.

Questi pesci sono inoltre molto attivi e amano nuotare sia fra gli anfratti della rocciata sia in acqua aperta, possono raggiungere taglie relativamente grandi e sarebbe ottimale introdurli in vasche con litraggio superiore a 300lt e di lunghezza minima di 120cm.

Gli Acanturidi hanno anche una valenza ecologica all’interno dell’acquario in quanto sono naturali controllori della prolificazione delle alghe superiori, infatti grazie alla conformazione boccale e alla particolare morfologia dei denti (forma di spatola seghettata)riescono a brucare e a tagliuzzare qualsiasi campione vegetale. Inoltre, grazie ad una tonaca muscolare spessa situata nello stomaco, alcune specie possono inghiottire sostanze dure e sabbia utili per macinare le dure pareti cellulari delle alghe e rendere la digestione più agevole. Viceversa, le specie che non sono dotate di tonaca muscolare robusta, evitano l’ingestione delle sostanze suddette.

Gli Acanturidi rappresentano però una delle famiglie più esposte a parassitosi come Cryptocaryon irritans ed Oodinium ocellatum. Spesso accade infatti che siano proprio loro ad essere colpiti da parassitosi laddove invece altre famiglie di pesci conviventi non presentino alcun segno riconducibile alla stessa patologia. Essi sono inoltre particolarmente sensibili alle variazioni di temperatura e ai cambi di vasca. Diventa allora importante mantenere i valori chimici sempre stabili e munire la vasca di un climatizzatore in grado di mantenere una temperatura costante, e di un rabbocco automatico dell’acqua evaporata che serve a stabilizzare la densità dell’acqua.

Le specie più comunemente reperibili all’interno degli acquari sono ad esempio:

  • Zebrasoma Flavescens
  • Paracanthurus Hepatus
  • Ctenochaetus Strigosus

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